Mental - LiftingCome aiutare davvero un narcisista e salvare se stessi - Elena Ferrari

Settembre 2, 2018by Elena Ferrari0
Che cos’é il disturbo narcisistico

La caratteristica principale del disturbo narcisistico di personalità consiste nella tendenza a reagire difensivamente quando la persona sente una ferita al proprio valore.
Come reazione è facile che la persona adotti atteggiamenti superbiarroganti, che disprezzi gli altri e li ritenga le cause dei suoi problemi.

Si sentono persone speciali ed uniche. Si aspettano di ricevere approvazioni e lodi per le proprie qualità superiori, rimanendo sconcertati quando non ottengono i riconoscimenti che pensano di meritare e presentando spesso la tendenza a rimuginare circa tale mancanza da parte dell’altro.

In virtù del valore personale che ritengono di possedere, tali individui presumono di dover frequentare e di poter essere capiti soltanto da persone speciali.

Inoltre, si riscontra in essi la tendenza a reagire alle critiche sperimentando da una parte rabbia, dall’altra vergogna.
Queste persone hanno difficoltà empatiche fino non comprendere le necessità e le difficoltà altrui.
In questo contesto sfociano spesso nella tendenza allo sfruttamento, alla manipolazione interpersonale e a mostrarsi emotivamente freddi e distaccati, si aspettano enorme disponibilità e dedizione da parte degli altri, fino ad abusarne, senza alcun riguardo per le conseguenze.

In generale però nel corso del trattamento, quando la relazione terapeutica si è stabilita mostrano di avere abilità anche molto sviluppate di descrivere la vita psicologica delle persone che hanno intorno.

Infine, sono spesso assorti in fantasie di illimitato successo, potere, fascino, bellezza o amore ideale, invidiosi degli altri o convinti che gli altri siano invidiosi di loro e hanno la tendenza a svalutare il contributo degli altri ogniqualvolta questi ultimi ottengono riconoscimenti o apprezzamento per il loro operato.

Tuttavia si mettono in evidenza queste contraddizioni: la grandiosità fa da contraltare all’estrema vulnerabilità, al senso di inadeguatezza, all’incapacità sociale e affettiva della persona, che vive spesso sospesa tra istanti di auto-esaltazione e periodi di solitudine profonda.

 

Come aiutare davvero un narcisista e salvare se stessi

 

“Siamo convinti che il segreto per la cura dei narcisisti,
sia quello di ridargli il diritto di vivere.
La strada della terapia è la ricerca del contatto con la propria natura,
lo scavo per trovare le proprie inclinazioni, preferenze e passioni.
Si può dire che sia una rieducazione alla ricerca di sé.”
“Dimaggio (2016) nel suo ultimo volume “L’illusione del narcisista”

Per comprendere l’intensa relazione che si instaura con una personalità di questo tipo e le sue caratteristiche mi hanno fatto riflettere le parole di questo articolo.
La pena, l’angoscia e il disorientamento di chi intrattiene una relazione con un/una narcisista perverso/a sono amplificate dal senso di impotenza sperimentato ogni volta che si ricerca un cambiamento o che si propone una soluzione.

Chi ha esperienza diretta in fatto di “relazioni impossibili” sa bene che non servirà sottomettersi e non servirà ribellarsi, che il silenzio e le parole non serviranno, né saranno utili i ritorni conciliatori. Gli armistizi e le “pause”, i compromessi e gli accordi di non-belligeranza possono in alcuni casi alleviare il dolore e, talvolta, regalare quei momenti d’estasi che preludono al più duro e disastroso degli addii.

Allo stesso modo, si rivela infruttuoso o controproducente il tentativo di porre il narciso davanti alla sofferenza che crea e ai problemi che ha: il risultato è la lapidazione psicologica o, sulla scia della rabbia, si ottiene la minaccia dell’abbandono, quando non direttamente la punizione del silenzio e del tradimento.

Simili alla ninfa Eco, che nel mito di Narciso fu condannata a ripetere le parole dell’amato,  inutilmente  e in eterno, i/le partner del/la narcisista sembrano intrappolati nella ricerca affannosa di un modo per superare l’abisso interiore del compagno/a con l’intento di salvarlo/a. Nessuno, come la persona che vive la relazione impossibile col narcisista, può sapere quanto il/la narcisista sia intimamente e disastrosamente compromesso/a sul piano psicologico e affettivo.

E il fatto che la consapevolezza unilaterale della patologia si scontri di continuo con l’apparenza credibile e grandiosa con cui il narciso si accredita nel mondo esterno complica, se non impedisce di fatto, ogni realistica possibilità di cambiamento nella gran parte dei casi.

Il narcisista rifiuta l’aiuto, perché fugge da un senso di inadeguatezza profondo e profondamente denegato. Allo stesso tempo, nutre totale sfiducia verso gli altri e, quasi sempre, disprezza,  apertamente o con malcelato timore, psicologi e psicoterapeuti. Così, l’incontro col narciso in terapia è possibile solo quando, a causa del disturbo di personalità, la depressione o le conseguenza dell’abuso di sostanze, l’insonnia o altri “disturbi collaterali” divengono insostenibili.

Perché il narcisista acuto si mobilita unicamente per se stesso, quando e dove ha bisogno di utilizzare l’altro allo scopo di trarne un qualche vantaggio personale.
L’idea che il narciso affronterà una psicoterapia e cambierà per amore si struttura come una prospettiva illusoria che mantiene il rapporto ad oltranza e, in certi casi, diventa una sorta di “desiderata”, un obiettivo irrealistico inseguito sino al parossismo che anima e alimenta la dipendenza affettiva.

Molto spesso, le compagne o i compagni del/della narcisista, si rivolgono al terapeuta non per sé ma, coerentemente con l’auto-sacrificio che governa la loro relazione, per chiedere “consigli” su come trattare l’altro, su come aiutarlo e su come mantenere il rapporto amoroso nonostante tutto, oppure per ricevere suggerimenti per indurre il narciso a iniziare una psicoterapia.

Nella fantasia della/le sue amanti, il narcisista cercherà di rimediare alle proprie mancanze d’amore e di empatia, impegnandosi in un percorso psicologico per mantenere e “riparare” la relazione amorosa; diventerà finalmente più umano, e ci saranno matrimoni, magari uno o più figli e un’esistenza felice dopo tanta fatica … Ma nella realtà tutto questo è impossibile.
La richiesta di cambiamento per interposta persona è il sintomo di una dipendenza ostinata, quello stato mentale di dissociazione dal reale in cui culmina la psicologia della “vittima”.

Nel frattempo, il narcisista continuerà a svalutare, a giocare a nascondino, a sedurre, a svalutare, a tradire e a degenerare in una diabolica e inarrestabile sequenza di addii. Per poi, magari, trovarsi in fretta e furia una nuova compagna, con cui procreare a tempo record e mimetizzarsi velocemente in una “famiglia”, soprattutto quando, raggiunta una certa età, ha bisogno di una “copertura” sociale. Perché, anche quando si sposa o inscena una relazione stabile, il narcisista fugge e, allo stesso tempo, “giustizia” le sue/i suoi precedenti amanti, si vendica di chi, colpevole di conoscere e di subire la sua patologia, ha continuato ad amarlo.

Come nota Behary (2012), “i narcisisti non sono in genere quel tipo di persone che cercano volontariamente aiuto, addestramento o qualunque tipo di assistenza per abbattere i loro impenetrabili muri emozionali. Al contrario, essi evitano questo tipo di interazione quasi a tutti i costi, sia attraverso lo scherno, esternalizzando la colpa su qualcun altro, con varie forme di distrazione e occultamento, sia con il rifiuto tassativo.”

Il narciso, insomma, non può essere indotto o costretto a chiedere aiuto, in nessuna forma e in nessun modo. Meno che mai se la proposta di terapia arriva dal/dalla partner di turno.
Tuttavia, esiste nel narcisista patologico un nucleo d’amore, lontanissimo e profondo, un nucleo “sano” che, con qualche probabilità, può essere riattivato e può ritrovare vigore e funzionalità in psicoterapia, a condizione che il narciso decida da sé, autonomamente e incondizionatamente, di affrontare i limiti e i sintomi che, storia dopo storia, lo consegnano all’infelicità e alla frustrazione.

In questo senso, la psicoanalisi, la psicoterapia psicodinamica, l’approccio bioenergetico, e la schema-therapy – e cito solo alcuni modelli –  hanno formalizzato modalità di trattamento specifiche per il disturbo narcisistisico di personalità e, da decenni, si adoperano per supportare efficacemente quei pazienti che, spinti dalla sofferenza, dal’isolamento e dall’angoscia conseguenti al narcisismo, chiedono aiuto di propria iniziativa.

Tutto considerato, l’aiuto che le “vittime” del narciso possono davvero offrirgli è acquisire consapevolezza di quanto la stessa relazione che intrattengono serva a convalidare il disturbo narcisistico, ha luogo in quanto conseguenza (e non causa) del disturbo di fondo della personalità di cui la dipendenza affettiva amorosa e l’ossessione innescate nel partner predisposto rappresentano un’espressione sintomatica, non certo un “amore”.

Aiutare il narcisista è un compito psicoterapeutico, un lavoro specialistico che non può in nessun modo essere svolto dalla “vittima” , né realizzarsi all’interno della relazione dipendente.”

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